rudi1Sin da giovanissimo mi sono dedicato alla pratica artistica figurativa, scandita e condizionata dallo studio e dal lavoro. Dopo aver praticato le strade del figurativo, alcuni anni orsono scopro che quello che stavo facendo non mi appagava e non riuscivo più a tradurre in colore l’emotività. Sentivo il bisogno di riconsiderare l’alfabeto dei colori e delle forme ed il modo con cui gli uni e le altre si ripropongono sulla tela. Dopo un percorso nel quale vengono demoliti schemi, ideologie e riferimenti, scopro che la materia, il gesto istintivo, l’assorbimento del disegno nel colore, la materializzazione delle sensazioni, riescono a placare le tensioni della “prassi”.

L’astrazione non snatura ma inventa un vocabolario in cui quelle forme, accumulazioni di materia, colori, nelle quali lo stolto che guarda il dito non vede, si ritrova e riesce a dare vita ai sogni, alle emozioni più profonde dell’animo, l’immaginazione si libera dalle catene del definito, del già visto, della tranquillità della veduta, non si tratta di cancellare la realtà ma di ripensarla, in sostanza sostituire alla realtà reale una realtà immaginaria-emotiva, contraddistinta da suggestioni e sensazioni individuali con un linguaggio vivo, dinamico e drammatico.

Il mezzo materico per la rappresentazione è frutto di una continua sperimentazione tra diversi elementi tutti derivati dal mondo delle costruzioni, quali: cementi, gessi, colle, stucchi, sabbie, intonaci, acrilici, ossidi, ecc, tra loro diversamente combinati in una continua ed avvincente ricerca del nuovo possibile; elementi che si danno una nuova condizione, una nuova dignità, perchè svincolati dalla serialità e dalla funzione data loro a priori: “l’espressione artistica non può mai negare, deve sperimentare e reinventare”.

La materia come unione tra rappresentazione e contesto, materia che nella sua tridimensionalità sembra aggrapparsi alla realtà, non spettatrice assente ma parte del gioco misterioso e profondo del linguaggio interpretativo, ogni volta con una, dieci, mille nuove emozioni.

L’opera non più rappresentazione del reale, ma essa stessa è realtà, non dimostrazione di generica abilità, ma pura e sola concretizzazione di una breve emozione, di uno stato d’essere: traccia esistenziale; mediazione tra l’uomo ed il suo spirito, sacro ed immortale.